La destituzione di Josiane Harangada Golonga, Miss Camerun 2025, ha acceso un ampio dibattito pubblico in Camerun.
La decisione è stata annunciata dal COMICA, il Comitato di Organizzazione di Miss Camerun, al termine di una fase di forti tensioni interne.
Secondo l’organizzazione, la Miss non avrebbe rispettato diversi obblighi previsti dal contratto. Tuttavia, il caso ha rapidamente superato il piano interno. Oggi, infatti, la questione riguarda l’immagine delle istituzioni culturali e la gestione della dignità pubblica.
Chi è Miss Camerun 2025 e perché il suo titolo conta
Josiane Harangada Golonga è stata eletta Miss Camerun nel luglio 2025, durante la finale nazionale tenutasi a Yaoundé.
È la prima Miss proveniente dalla regione dell’Extremo Nord, un’area spesso marginalizzata nella rappresentazione nazionale.
Per questo motivo, la sua elezione aveva assunto un valore simbolico rilevante. Non si trattava solo di un concorso di bellezza, ma di un segnale di inclusione e riconoscimento territoriale. Inoltre, alcune sue scelte identitarie, come il rifiuto degli standard estetici sbiancanti, erano state ampiamente apprezzate da una parte dell’opinione pubblica.
Le accuse del COMICA e il nodo contrattuale
Secondo il COMICA, la Miss avrebbe mancato a diversi impegni ufficiali.
Tra i punti contestati figurano assenze a eventi istituzionali, difficoltà nella comunicazione interna e il mancato rispetto di alcune clausole operative.
Di conseguenza, l’organizzazione ha avviato una procedura disciplinare che si è conclusa con il ritiro della corona. Dal punto di vista giuridico, Miss Camerun non è un mandato pubblico. Si tratta, infatti, di un rapporto contrattuale privato, regolato da obblighi reciproci.
Tuttavia, anche in un contesto privato, la legittimità di una sanzione dipende da condizioni precise. In particolare, servono clausole chiare, prove verificabili e una procedura rispettosa del contraddittorio.
L’intervento della professoressa Félicité Owona Mfegue
In questo contesto è intervenuta Kourra Félicité Owona Mfegue, professoressa di diritto, giurista e autrice camerunese.
Docente presso l’Università di Yaoundé II e l’IRIC, Owona Mfegue è nota anche per il suo ruolo di esperta internazionale in materia di governance ed elezioni, avendo collaborato con Nazioni Unite, Unione Africana e Organizzazione Internazionale della Francofonia.
Nel suo intervento pubblico, la professoressa propone una lettura che va oltre il formalismo giuridico.
Contratto sì, ma non senza responsabilità sociale
Secondo Owona Mfegue, è corretto ricordare che un’organizzazione privata può modificare o risolvere un contratto. Tuttavia, questo potere non è assoluto. Esso deve essere esercitato con misura, trasparenza e rispetto delle persone coinvolte.
La sua analisi introduce un elemento centrale. Miss Camerun non è soltanto una contraente. È anche una figura simbolica che, nel bene o nel male, rappresenta una parte della nazione. Per questo motivo, i conflitti dovrebbero essere gestiti prima attraverso il dialogo e solo in seguito, se necessario, con decisioni formali.
Il ruolo dei social media nella crisi
Un altro aspetto critico riguarda la comunicazione.
La diffusione pubblica di accuse, lettere e prese di posizione sui social media ha trasformato un conflitto interno in uno spettacolo pubblico.
In questo modo, il rischio è duplice. Da un lato, la giovane donna subisce un’esposizione che può compromettere il suo futuro. Dall’altro, l’istituzione stessa perde credibilità, soprattutto in un contesto dove la fiducia pubblica è già fragile.
Una crisi che interroga la governance culturale
Il caso Miss Camerun 2025 solleva una questione più ampia.
Come devono essere governate le istituzioni culturali che producono figure pubbliche fortemente simboliche?
Da un lato, è necessario un quadro contrattuale solido. Dall’altro, serve una gestione umana, proporzionata e responsabile dell’immagine. Senza questi elementi, ogni conflitto rischia di degenerare in una crisi nazionale.
La destituzione di Miss Camerun 2025 non è solo un fatto di cronaca. È uno specchio delle tensioni tra diritto privato, rappresentazione pubblica e dignità personale.
Come sottolinea la professoressa Owona Mfegue, in questi casi il diritto non può essere applicato in modo meccanico. La governance culturale richiede equilibrio, senso della misura e rispetto dell’essere umano. In assenza di ciò, il danno supera di gran lunga la sanzione.



