Gioco Awale: il gioco del risveglio intellettuale

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jeu Awalé Jeu Gioco Awale

Il gioco Awale è una tra le migliaia di testimonianze di attività di risveglio intellettuale e di simulazione ludica che impegnavano gli antichi africani. Questo gioco trova oggi una sorprendente giovinezza, ai quattro angoli del mondo; il suo adattamento alle nuove tecnologie informatiche si rivela un successo innegabile declinato in grappoli di innovazioni relative ai supporti e ai nuovi ambienti di gioco. Se ne può parlare quindi come di un fenomeno sociale?

 

L’origine africana di Awale, conosciuta con nomi diversi in Africa e nel mondo, si attesta nell’antico Egitto intorno al X secolo a.C. per poi ritrovarsi più recentemente nel Golfo di Guinea: questi due bacini originari non sono necessariamente contraddittori, avrebbe detto Cheikh Anta Diop.

Questo antico gioco, molto diffuso in Africa, ha mutuato in correnti extracontinentali, spinte verso i paesi musulmani del Medio Oriente e dell’Asia dalla diffusione dell’Islam in Africa, dai suoi effetti di ritorno e dalla schiavitù. Il gioco Awale si è diffuso anche nei Caraibi in seguito alla deportazione da parte degli europei di milioni di schiavi di africani. I territori conosciuti per giocare ad Awale e le sue varianti sono tra gli altri Etiopia, Ghana, Costa d’Avorio, Nigeria, tutta l’Africa Centrale (Songo, Ngola…) e orientale, Egitto, Sudan, Senegal, Capo Verde, ma anche Indonesia, Barbados e Antigua. La diffusione ed il successo di questo gioco si trovano nei suoi numerosi nomi. Ayo-ayo è usato nel paese Yoruba in Nigeria, mentre il nome Adi, anch’esso proveniente dalla Nigeria, corrisponde al nome dei semi usati per giocare.

In Uganda Awalé è Omweso, una variante a 4 file. In Africa orientale, il nome comune è Bao o Bawo, che in swahili significa “legno”. Il gioco è molto popolare a Zanzibar, in Tanzania. A differenza dell’Awale del Ghana, ha 4 file da 8 buche ciascuna ed è quindi, come l’ugandese Omweso, più complesso. Il nome Congkak invece è indonesiano, dove il gioco è stato introdotto dai commercianti durante il XVIII secolo. Il suo nome deriva delle conchiglie usate al posto dei semi ed in generale è visto più come un gioco per ragazze. Sull’isola di Giava, invece, i contadini lo usavano per predire il futuro e calcolare le stagioni [quando piantare e quando raccogliere]. Da notare che non c’è unanimità sul legame tra alcune “varianti” extra-africane e l’Awale, è sostenuta anche l’ipotesi di giochi diversi ma della stessa famiglia (detti mancala) e senza parentela.

Per quanto riguarda i miti fondatori africani, i Masai dicono che questo gioco sia stato inventato da Sindillo, figlio di Maitoumbe, il primo uomo, suggerendo che risalga ai primissimi momenti della creazione. Usi più marziali e storici dell’Awale in Ghana sono molto istruttivi sull’importanza di questo gioco nelle antiche società africane. Un tempo in Ghana, Awale era apparentemente riservato ai potenti, principalmente ai re dei popoli dominanti. Giocavano su supporti intagliati in oro e avorio e usavano confrontarsi con i loro generali come preludio alle battaglie per valutare le loro capacità mentali prima del combattimento. Il nome Wari usato dagli Ashanti del Ghana invece significa matrimonio e secondo la leggenda l’uomo e la donna si sposano per avere più tempo per giocare. Secondo un’altra versione, l’origine della parola significherebbe casa. Convenzionalmente il gioco fa parte della famiglia Mancala che comprende l’insieme dei giochi in cui sassolini, semi e conchiglie sono distribuiti in tazze o buchi (nella sabbia).
Lo scopo del gioco è ottenere il maggior numero di semi possibile: il giocatore con il maggior numero di semi alla fine del gioco vince. Il campo di gioco è diviso in due sezioni di 6 buche ciascuno (4 semi per buca). Ogni giocatore, a turno, prenderà tutti i semi in una delle buche del proprio territorio e li distribuirà, uno per buca, in senso antiorario. Se l’ultimo seme cade nella buca di un avversario che ha già 1 o 2 semi, il giocatore riceve i 2 o 3 semi risultanti.

I semi “catturati” vengono rimossi dal gioco: quando un giocatore prende due o tre semi, se anche la casella precedente ne contiene, vengono presi anche loro, e così via. In compenso non si ha il diritto di “affamare” l’avversario: un giocatore non può giocare un turno che prende tutti i semi del campo avversario. L’obiettivo del gioco è che ogni giocatore afferri più semi del suo avversario: è colui che ottiene più della metà dei semi che vincerà la partita (25 o più).

Esistono varianti molto diverse delle regole e dei tavoli di gioco, esistono tuttavia regole internazionali unificate, riconosciute dalla World Oware Federation per le competizioni che richiedono la standardizzazione delle regole. Il gioco Awale è un prodotto di punta dell’antica cultura materiale africana, di cui trasmette, nonostante gli adattamenti, la corruzione e il peso del tempo, della filosofia e delle cosmogonie. L’oggetto del gioco di Awale è contemporaneamente ludico e artistico, spesso eseguito con un grado di raffinatezza estetica degno dei più grandi scultori.

Polisemico nel suo uso, è insieme gioco ed esercizio mentale, preparazione marziale, prova di strategia e, inoltre, supporto alla geomanzia. La provenienza Maasai o Ashanti, nei miti dei primi esseri umani, del matrimonio o della vita domestica, illustra una particolare concezione e comprensione della vita e degli esseri viventi, reinterpretati come un gioco, un faccia a faccia, un “vivere insieme”. La prima preoccupazione degli sposi non è in definitiva lo scambio, l’amore e la procreazione?

La regola vieta di far morire di fame l’avversario, quindi niente colpo mortale: si tratta di vita e non di morte. Ogni giocatore umano ha il diritto di vivere, anche chi è troppo debole per resistere al suo avversario. Il gioco, inoltre, è arrotolato in modo tale che i semi siano di fatto più condivisi tra i giocatori che monopolizzati, lo spazio è delimitato in territori distinti per ogni partita, ma è anche in usufrutto, come una proprietà collettiva con un possessore che non può infrangere la regola di cedere il passo al suo concorrente e viceversa. Ogni giocatore percorre il territorio del proprio rivale alla ricerca di semi da mangiare, traducendo un’immagine di libertà di movimento e di diritto inalienabile alla vita, alla sopravvivenza. In un certo senso, la vita come un gioco, una teoria dei giochi.

Nel frattempo non esitiamo più a far sì che i buoni negozi etici afro in generale siano ben attrezzati di Awalé, Songo, Ngola, Wari… Se sei più high tech puoi scaricare uno dei numerosi software Awalé dal web. Anche se significa consumare, fai la scelta giusta…

Par : Ze Belinga

 

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