La morte è solo un passaggio per molti africani

Creato da sandrine Nguefack
Morte

Dopo la morte, gli anziani e i guidi spirituali organizzano riti di passaggio per aiutare lo spirito del defunto a viaggiare nel regno successivo. I riti sono preparati in due fasi. La prima è la sepoltura del corpo, la seconda più elaborata è quella che viene chiamata il funerale.
In molte culture africane, l’idea della morte non intende la fine della vita, ma la continuazione della vita in una nuova fase. La morte segna un legame continuo tra lo spirito del defunto e la sua comunità. Gli scultori creano oggetti che vengono utilizzati per aiutare a visualizzare questa connessione tra il defunto e la sua comunità, in particolare la sua famiglia.

I morti non sono morti

Gli Akan del Ghana hanno un proverbio che dice: “La morte, con tutta la sua potenza, non può trasportare l’acqua del fiume con un setaccio”. Ciò significa che sebbene la morte possa prendere il corpo, non può prendere l’anima. Per gli Akan come in altri popoli africani, l’anima vive come un antenato. Gli antenati svolgono un ruolo importante nella vita della comunità e le loro immagini si trovano spesso negli oggetti funerari.

Puzzle Bamileke Tribal Mask

Il defunto nella nostra vita quotidiana

Alcuni popoli del Gabon, del Camerun e della Repubblica Democratica del Congo, conservano il teschio e anche le ossa del defunto onorato. Questi resti funerari sono collocati in santuari o luoghi sacri.

Asen, XIX secolo
(CC0)

I Fon della Repubblica del Benin non depongono i loro morti in casse con figure reliquiari come in Camerun o nella Repubblica Democratica del Congo, ma erigono grandi altari di metallo, detti asen. Quando un membro importante della comunità muore, la sua famiglia chiede a un fabbro di fare un asen di ferro, rame o ottone.
Un asen è una grande piastra rotonda attaccata a un lungo palo di ferro. Sopra il piatto, il fabbro colloca persone, animali e oggetti che riguardano la famiglia.
Gli Asen sono collocati in speciali santuari dedicati agli antenati. Una volta che l’asen è collocato in una casa santuario con altri asen, entra a fare parte di un’ascendenza collettiva e non si riferisce più a un singolo individuo. Ogni anno, in momenti particolari, ai molti asen del santuario vengono offerte libagioni come vino di palma, sangue, latte o fuliggine. Nel tempo, gli altari si incrostano di questi doni. In questi momenti speciali, la famiglia si riunisce per una festa in ricordo dei genitori defunti.

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