L’arte dell’henné, una tradizione tuttora eternata

Creato da sandrine Nguefack

L’henné chiamato mehndi, mendhi, mehendi (o mehandi) in India, ḥenna in arabo, lḥenni o anella in berbero proverrebbe dalla Mesopotamia. Molto diffuso ai tempi dei faraoni, sarebbe stato introdotto in Egitto sotto la XX dinastia.

Hennè in tempi diversi

Il suo uso per adornare le donne risale a 9.000 anni fa e oggi si trova in circa 60 paesi. Le tracce del suo utilizzo sono state trovate in molte civiltà antiche come: l’arcipelago delle Cicladi (3000-4000 a.C.), l’antica città cananea di Ugarit a Ras Shamra in Siria (2100 a.C.), Canaan, la civiltà minoica (antica Creta) e Micene (antica Grecia) dove i motivi decorativi celebravano spesso la fertilità e la sessualità femminile.

Henné

Ramsès II

Nell’antico Egitto veniva utilizzato per le sue qualità medicinali e profumate, come testimonia la mummia di Ramses II i cui capelli, mani, unghie e piedi ne erano ricoperti. I musulmani lo integrarono poi nelle loro tradizioni e ne diffusero l’uso con l’espansione dell’Islam in Spagna dove fu coltivato e utilizzato da ebrei, cristiani e mori dal IX secolo fino al XIX secolo. L’henné è apparso molto presto anche in India, dove è ancora usato da musulmani e indù.

Una pianta medicinale

Conosciuto per le sue proprietà antimicotiche, antisettiche, antitraspiranti e cicatrizzanti, l’henné può essere assunto per via orale; non avrebbe effetti avversi noti fino ad oggi. È applicabile sotto forma di cataplasma, consentendo di trattare o ridurre eczemi, infezioni fungine, foruncoli, ascessi, paronichia, screpolature, infiammazioni, dolori da distorsioni o fratture. Alcune tradizioni lo usano in caso di ustioni e su certe emorragie o per favorire la guarigione delle ferite.
Per combattere ulcere, diarrea e litiasi renale, può essere somministrato sotto forma di infusione. Può anche essere usato come collirio nell’oftalmia.

L’henné è usato nella body art

L’henné è anche un ornamento usato per abbellire. Nell’antico Egitto, come testimoniano le tracce ritrovate sulle mummie, per dare ai capelli un colore rosso con riflessi aranciati, veniva mescolato al sangue; e all’indaco per dare un colore nero ai capelli. Successivamente furono i romani a diventare maestri in fatto di tinture vegetali per capelli. Hanno mescolato l’henné con altre polveri vegetali in modo da ottenere diverse sfumature.
Le tracce più antiche di tatuaggi all’henné risalgono a circa 9.000 anni fa, nella città di Catal Huyuk in Turchia, dove il tatuaggio all’henné aveva un significato religioso legato al culto di una dea della fertilità.

Intorno al V secolo, il tatuaggio fu introdotto in India. È praticato sia dalle donne che dagli uomini e sulle divinità.
Ma fu solo nel XII secolo che la tradizione di Mehndi, vale a dire l’arte del tatuaggio all’henné, prese davvero piede nella cultura musulmana. I modelli, le preparazioni e le tecniche di applicazione si sono poi sviluppate per diventare più sofisticate e sono state utilizzate sulle donne per motivi estetici e/o religiosi come durante le cerimonie nuziali per portare felicità e fortuna alla futura mamma, sulla pianta delle mani e dei piedi.
Ampiamente usato nei tatuaggi temporanei. È molto attraente per i giovani.

Avrebbe qualità spirituali

L’henné proteggerebbe colui che esegue i riti. Si dice che abbia proprietà magiche e durante i rituali veniva usato per tatuare segni protettivi sulla pelle.
Alcuni credono che l’henné porti anche fortuna. Questo è il caso durante il matrimonio, per abbellire la sposa, durante un parto o una circoncisione.
In Iran e in alcuni paesi musulmani, gli uomini indossavano l’henné prima della battaglia per rendersi più “presentabili” agli angeli se morivano in battaglia. Tracce di questi fatti si possono trovare nelle miniature persiane. In India è usato per i matrimoni e i motivi sono solo decorativi o per simboleggiare divinità indù. La leggenda di Baal e Anath, scritta intorno al 2100 aC in Siria, rivela che l’henné veniva usato nei riti nuziali, nei tatuaggi sulle mani delle donne.
In alcune tradizioni, l’henné ha anche permesso di differenziarsi culturalmente. Ad esempio, le donne berbere si tatuavano il viso, i palmi delle mani o la pianta dei piedi con l’henné per mostrare il loro status sociale.

related articles

Abuy Area Incubatori FVG  POR FESR 2014-2020

Le projet a obtenu un financement de 72 000 € de la Région Autonome du Frioul-Vénétie Julienne à travers l'appel POR FESR 2014-2020, Activité 2.1.b.1 bis « Octroi de subventions pour le financement des programmes personnalisés de préincubation et d'incubation d'entreprises, visant à la réalisation de projets de création ou de développement de nouvelles entreprises caractérisés par une valeur significative ou par une connotation culturelle et/ou créative pertinente ». |
ll progetto ha ottenuto un finanziamento di 72.000 € dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia sul bando POR FESR 2014-2020, Attività 2.1.b.1 bis "Concessione di sovvenzioni per il finanziamento di programmi personalizzati di pre-incubazione e incubazione d’impresa, finalizzati alla realizzazione di progetti di creazione o di sviluppo di nuove imprese caratterizzati da una significativa valenza o da un rilevante connotato culturale e/o creativo"